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Lo Swiss Peaks Trail ruba la scena: 280 atleti, 135 ore di tempo e norme anti-Covid
Swiss Peaks Trail: si ¨¨ corsa ad inizio settembre nella regione del Vallese, in Svizzera, quella che in questo tormentato 2020 ¨¨ stata la gara di trail pi¨´ lunga d¡¯Europa e, probabilmente, del mondo. Giunta alla sua quarta edizione e abituata ad essere il brutto anatroccolo al cospetto dei vari Tor de Geants e Ultra Trail del Monte Bianco, quest¡¯anno la corsa organizzata dal gruppo Swisspeaks, complice l¡¯annullamento di tutte le altre gare internazionali, si ¨¨ presa tutta la scena, dimostrando di esserne perfettamente all¡¯altezza quanto a spettacolarit¨¤ dell¡¯ambientazione e qualit¨¤ del percorso. Ancora da regolare alcuni particolari della logistica, ma poca cosa confronto alle enormi difficolt¨¤ di ogni genere che l¡¯organizzazione ha dovuto superare per riuscire ad immaginare prima, e a far partire poi, quattro diverse gare (360 km, 170 km, 90 km e marathon), districandosi fra protocolli anti-covid, chiusure di frontiere e mille altre difficolt¨¤ di ogni tipo.
Accorciata a ¡°soli¡± 315 km per questioni logistiche legate alle norme anti contagio, la gara regina ha comunque mostrato numeri impressionanti: 280 atleti partenti, 22.800 metri di dislivello positivo e 24.000 di dislivello negativo, 135 ore di tempo massimo, 22 ristori e 6 basi vita lungo il percorso, 12 scollinamenti al di sopra dei 2.400 metri.?
Ma ¨¨ quello che i numeri non riescono a dire a rendere lo Swiss Peaks Trail, a detta di tutti quelli che hanno corso entrambe, vincitori compresi, pi¨´ duro persino del ¡°famigerato¡± Tor de Geants: lunghissime pietraie dove in un¡¯ora non si riusciva ad avanzare pi¨´ di un paio di chilometri, tratti su roccia di difficolt¨¤ che in Italia non si incontrano neanche sui sentieri indicati per ¡°escursionisti esperti¡±, otto salite di pi¨´ di 1500 metri di dislivello, delle quali la pi¨´ lunga, di oltre 1800 metri, da affrontare con 190 km gi¨¤ nelle gambe.
NE VALE LA PENA - Poco meno di una settimana dormendo poco o niente; qualcosa come 22.000 chilocalorie spese (quanto due settimane di vita ¡°normale¡±) in gran parte da reintegrare in qualche modo una volta tornati a casa; una tale quantit¨¤ di paesaggi, sensazioni, vissuti, da rendere impossibile ricordarsele tutte; spesso qualche problema fisico piccolo o grande, da cui riprendersi nei giorni, settimane o mesi successivi: ma ne vale davvero la pena?
Chi l¡¯ha corsa, chi corre distanze di questo tipo, giura di s¨¬.?Lunghezza, dislivello e caratteristiche tecniche del percorso richiedono oggettivamente una preparazione fisica non da poco, alla quale si aggiunge quella ¡°mentale¡± necessaria a gestire varie notti fra le montagne, il freddo, e tutti gli imprevisti che una traversata del genere, per oltre la met¨¤ al di sopra dei 2000 metri, richiede. La profonda soddisfazione per essere riusciti a portare a termine una impresa sportiva di questo tipo, che, indipendentemente dalla posizione in classifica, riempie tutti al traguardo, ¨¨ sicuramente una delle molle che spingono molti a partecipare, ma non ¨¨ l¡¯unica.??Queste gare sono anche una sorta di ricostituente ¡°a lento rilascio¡±.?
La fatica, il sudore, la sofferenza, la gioia, vissute su quei sentieri, senza nessun filtro fra te e la roccia, fra te e i ghiacciai, fra te e il sole, fra te e la notte, si trasformano con il passare dei giorni in una fortissima sensazione di appartenenza a quei luoghi magici, che diventa una seconda pelle, in grado di riscaldare e di regalare benessere e ricordi improvvisi e inaspettati per mesi e mesi.?
Gli acciacchi si sistemano, il sonno e i chili persi si recuperano, quello che rimane dentro, spesso per sempre, ¨¨ la sensazione profonda di essere diventato parte di quel mondo, in un modo impossibile da spiegare davvero a chi non ha vissuto niente del genere.
I RISULTATI -?Fra gli uomini, i primi a tagliare il traguardo sono stati l¡¯italiano Franco Coll¨¦ e lo svizzero Jonas Russi, giunti appaiati in poco pi¨´ di 62 ore, mentre il vincitore dello scorso anno, Andrea Mattiato, si ¨¨ dovuto accontentare del terzo posto, a quasi 8 ore dai primi. Fra le donne ¨¨ stata invece la sviezzera Anita Lehman a chiudere davanti a tutte, in poco pi¨´ di 85 ore, seguita dalla francese Claire Bannwarth e dalla seconda svizzera Emily Vaudan.?
All¡¯ultimo, uno svizzero, per arrivare al traguardo di Le Bouveret, sulla sponda orientale del Lago di Ginevra, sono servite 132 ore e 5 minuti, dalla mezzanotte di luned¨¬ a mezzogiorno di domenica.
Complessivamente, 37 atleti sono riusciti a terminare il percorso in meno di 100 ore, altri 80 ci hanno messo meno di 120 ore, e una ventina sono arrivati dopo la mezzanotte del sabato. Altri 140 sono partiti dal paese di Bettmeralp, ma non sono riusciti ad arrivare in fondo, fortunatamente senza? nessun incidente grave.
E IL COVID? - A distanza di tre settimane dalla partenza e di due dall¡¯arrivo, senza segnalazioni di contagi, si pu¨° dire con una certa sicurezza che ¡°nonostante tutto, ¨¨ andata bene¡±.?? innegabile che gli organizzatori abbiano fatto tutto il possibile per evitare il contagio, stabilendo tutte le procedure necessarie e facendo il possibile per implementarle, ma, a posteriori, ¨¨ altrettanto innegabile che i risultati siano stati modesti.?Se si eccettua il pomeriggio prima della partenza, quando tutte le fasi di consegna pettorali, controllo materiali, ritiro borse gara, riposo e ristoro pre gara degli atleti, si sono svolte nel pi¨´ rigoroso rispetto di distanze e igienizzazioni varie, per tutto il resto della gara i controlli rigorosi e i comportamenti virtuosi sono andati via via perdendosi.?Si ¨¨ dimostrato impossibile, in una manifestazione cos¨¬ lunga e complessa, con cos¨¬ tante persone coinvolte, rispettare e far rispettare in modo rigoroso tutte le prescrizioni, soprattutto nei momenti in cui la stanchezza ha preso il sopravvento, facendo percepire molti altri bisogni come assolutamente prioritari, rispetto a quello di proteggersi dal rischio di contrarre il covid.?Agli epidemiologi il compito di scoprire se tutta la bellezza, l¡¯adrenalina e la magia di quei giorni, abbiano funzionato come un vaccino efficace contro il virus, o se si sia trattato solo di buona sorte.
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