IL RITORNO
Imola Story: aspettando Lewis nel mito di Ayrton e Schumi
Sembra che ci siamo. Tre volte Italia nella stessa stagione, dopo Monza e il Mugello, anche Imola. Tutte e tre nel medesimo campionato di Formula 1, che se qualcuno ce l¡¯avesse detto un anno fa l¡¯avremmo amorevolmente indicato agli infermieri dopo aver chiamato il 118. Pare che manchi solo l¡¯ufficialit¨¤: sul Santerno si potrebbe correre in autunno, forse a novembre. Il che comporterebbe qualche rischio meteo, ma quest¡¯anno va cos¨¬, ¨¨ poi c¡¯¨¨ l¡¯estate di San Martino in cui confidare.
Una storia che ricomincia
¡ª ?Qualcosa di buono, insomma, questo maledetto Covid la porta anche. E¡¯ la conseguenza di una situazione di cui avremmo tutti fatto a meno, ¨¨ un ripiego e una pezza appiccicata su un calendario che quelli di Liberty Media stanno cercando di mettere insieme in ossequio ai contratti con le tv. Ma ¨¨ anche una suggestione, perch¨¦ c¡¯¨¨ poco da fare: ¨¨ una storia che ricomincia. E¡¯ l¡¯altra casa della nostra Formula 1 che torna a vivere e a rombare. Non ¨¨ questione di essere passatisti e nostalgici, o non ¨¨ solo quello. Pu¨° anche essere semplicemente curiosit¨¤ di vedere che cosa possono diventare le corse di oggi su quel tracciato abbandonato nel 2006, con l¡¯ultimo Schumacher in rosso. Naturalmente vittorioso.
Quando ci vinsero Clark e Lauda
¡ª ?Ed ¨¨ anche la celebrazione della nostra Motor-Valley. Non poteva non esserci un circuito vero, un circuito importante in Emilia-Romagna. Simbolicamente su quel trattino che unisce e al tempo stesso specifica le due parti della stessa regione. Vicino alla Ferrari e alla Lamborghini. E alla Maserati che nel luglio 1957 lo ha idealmente battezzato facendoci girare Juan Manuel Fangio sulla 250 F. ¡°Il nostro piccolo Nurburgring¡±, lo ha definito Enzo Ferrari. Che pure nel giorno in cui la Formula 1 ci ha corso per la prima volta, le sue macchine rosse non le ha mandate. Era il 1963, il 21 aprile, e si disputava uno di quei gran premi che ai tempo potevano non essere validi per la classifica Mondiale. Vinse Jim Clark, su Lotus, doppiando tutti tranne il secondo classificato che era Jo Siffert. C¡¯erano invece, le Ferrari, sedici anni dopo, quando la Formula 1 ¨¨ tornata a Imola, nel 1979. E non potevano mancare, perch¨¦ il GP, ancora non valido per il campionato, era dedicato a Dino Ferrari. Lo vinse per¨° la Brabham, per l¡¯ultima volta motorizzata Alfa Romeo, con Niki Lauda. Che due settimane dopo, durante le libere in Canada, avrebbe salutato tutti e se ne sarebbe andato. Jody Scheckter con la Ferrari 312 T4/038 fu terzo, dietro anche a Carlos Reutemann. Ma la cosa pi¨´ bella ¨¨ che al decimo posto si piazz¨° Giacomo Agostini, su Williams.
Gran Premio d¡¯Italia: 1980
¡ª ?Si ¨¨ capito dunque che era ora di correrci per davvero, a Imola. E infatti per un anno, uno soltanto, quello del Santerno ¨¨ stato gran Premio d¡¯Italia. Al posto di Monza, era il 1980. Vinse Nelson Piquet, ma quel che resta pi¨´ di tutto, di quella gara, ¨¨ stato un dritto di Gilles Villeneuve nella semicurva che precede la Tosa. E che da allora si chiama come lui: Villeneuve.
¡°La mitica Rivazza...¡±
¡ª ?Ha anche questo, di bello, Imola: i nomi delle sue curve. Quasi tutte le curve di tutti i circuiti hanno un nome, si capisce. Ma quelli di Imola sono mitologia. Quelli di noi che hanno ascoltato un po¡¯ di volte Albachiara di Vasco Rossi nella versione live Imola 1998 non riescono pi¨´ a disgiungere il testo dalla canzone dall¡¯elogio alla ¡°mitica Rivazza¡±. E poi la Tosa, le Acque Minerali e la Piratella. E il Tamburello che ci suona triste.
Lewis con Schumi e Ayrton
¡ª ?Poi ¨¨ stato San Marino. Una extraterritorialit¨¤ durata 26 anni, dal 1981 al 2006. Ventisei gran premi della piccola repubblica tutti corsi l¨¬, su una pista che, pi¨´ di tutto, ha sublimato l¡¯estro e il mito di due campioni straordinari. I pi¨´ grandi sempre: Ayrton Senna e Michael Schumacher. Se ci pensiamo bene tutto si tiene, e abbiamo bisogno di correre a Imola, uscita di scena giusto l¡¯anno prima dell¡¯avvento di Lewis Hamilton. E¡¯ bello e giusto pensare di poterci gustare il pilota simbolo dei nostri anni sulla pista che ha esaltato gli eroi a cui lui stesso si ispira.
Pironi e Tambay in trionfo
¡ª ?San Marino ¨¨ stato Piquet che ha rivinto nel 1981, campione sulla stessa pista, in gran premi di due paesi diversi. E poi ¨¨ stato due successi della Ferrari, mai come allora in casa. Nel 1982 con Didier Pironi, in una doppietta davanti a Villeneuve (e molti chiudendo gli occhi rivedranno il suo sorpasso su Re¨¦ Anoux alla Rivazza¡) . E nel 1983 con Patrick Tambay che ha ringraziato Riccardo Patrese, andato lungo alla Variante Alta.
De Angelis romantico e rocambolesco
¡ª ?E poi le vittorie di Alain Prost nel 1984 e 1986. Con in mezzo quella romantica di Elio De Angelis su Lotus. Romantica e rocambolesca, con Senna e Johansson che finiscono la benzina prima del traguardo. E senza la possibilit¨¤ di festeggiarla, perch¨¦ sancita mezz¡¯ora dopo la bandiera, quando si ¨¨ scoperto che la McLaren di Prost era di 4 kg sotto il peso minimo.
Comincia l¡¯epopea di Senna
¡ª ?Ma intanto l¡¯epopea di Ayrton era gi¨¤ cominciata. Perch¨¦ era partito lui dalla pole in quell¡¯edizione del 1985. Cosa che sarebbe successa altre sette volte. Otto pole sulla stessa pista, nessuno aveva mai fatto nulla del genere. Ci sarebbe riuscito Michael Schumacher a Suzuka. E poi anche Lewis Hamiton a Melbourne. Ma allora era qualcosa di semplicemente impensabile. Otto pole, con tre auto diverse. Tre con la Lotus, con motore Renault o motore Honda, per lui non faceva differenza. Nelle prime due volte si ¨¨ ritirato (e nel 1985 era in testa¡). Cos¨¬ al terzo tentativo, nel 1987, prima di partire davanti a tutti per la terza volta di fila, incurante di proverbi e scaramanzie, comunic¨° a Prost e a Mansell che quel giorno avrebbe fatto loro ¡°mangiare la polvere¡±. Poi non and¨° esattamente cos¨¬, perch¨¦ vinse Mansell. Ma era solo questione di tempo.
Ayrton come Clark
¡ª ?Cos¨¬ nel 1988, per non sbagliarsi, Ayrton ¨¨ partito davanti e ci ¨¨ rimasto. Certo la McLaren MP4 era d¡¯aiuto. Tutti gli altri, tranne il suo compagno Prost, sono finiti doppiati. Cio¨¨ ha fatto Come Clark 25 anni prima¡
Brivido Berger
¡ª ?E l¡¯anno dopo Ayrton si ¨¨ ripetuto in una gara che ha fondato un mito e segnato il punto di non ritorno di quella che ¨¨ stata forse la pi¨´ agguerrita e insanabile delle rivalit¨¤. Al quarto giro Gerhard Berger ¨¨ uscito di pista al Tamburello a 280 km/h. La sua Ferrari ha peso fuoco ed ¨¨ l¨¬ che tutto il mondo ha conosciuto l¡¯efficienza del Leoni della Cea, gli uomini del servizio antincendio di Imola che sono piombati in pista e in meno di 15¡± hanno spento le fiamme. Salvando letteralmente la vita a Berger. Alla ripartenza, nonostante in pole ci fosse Senna, ¨¨ scattato davanti Prost. La vulgata racconta che ci fosse un patto di non belligeranza tra compagni da far durare per tutto il primo giro. Ugualmente Senna sorpass¨° Prost alla Tosa. E nulla sarebbe mai pi¨´ stato come prima. Con Senna vincitore del gran premio, e Prost campione del Mondo. Per sempre nemici.
Formidabile Williams
¡ª ?Ci sarebbe stato ancora l¡¯errore di Berger alla Rivazza e Riccardo Patrese che lo sorpassa e si va a prendere l¡¯edizione del 1990. Con ruoli invertiti l¡¯anno dopo: Patrese che si ritira e Senna che trionfa, per la terza volta a Imola. Il tutto mentre Prost non era nemmeno pi¨´ in pista, la sua Ferrari si era spenta nel giro di formazione e lui non ¨¨ partito. Meglio la Williams dei sue anni successivi. O pi¨´ precisamente: imbattibile la Williams del 1992 e del 1993 che ha scodellato in cima al podio prima Mansell e poi lo stesso Prost, tornato per il suo ultimo ballo a Imola che ¨¨ durato poi fino ad Adelaide a al quarto Mondiale della sua fenomenale carriera.
Il tragico 1994
¡ª ?E siamo al 1994, annus horribilis. Con l¡¯incidente a Rubens Barrichello il venerd¨¬. Il brasiliano vola fuori alla Variante Bassa,e quando le immagini staccano sulla sua Jordan cappottata vengono i brividi. Rubens si ¨¨ rotto il setto nasale e una costola, non far¨¤ le qualifiche e non correr¨¤ in quello che ¨¨ stato uno dei fine settimana pi¨´ drammatici di sempre. Al sabato, in qualifica, la Simtek di Roland Ratzenberger perde l¡¯ala anteriore e si schianta alla Villeneuve. L¡¯austriaco muore. Una cappa si stringe sul paddock e rester¨¤ l¨¬, cupa. Al via della gara J.J. Letho si pianta con la sua Benetton, Pedro Lamy lo tampona, i detriti feriscono alcuni spettatori. La gara ¨¨ fermata. Riparte poco dopo, e al quarto giro, alle 14.18 del 1¡ã maggio 1994, si spezza il piantone dello sterzo della Williams con cui il giorno prima Ayrton Senna aveva staccato la sua ottava pole imolese. Contro il muro del Tamburello terminano l¡¯epopea e la vita di uno dei pi¨´ grandi campioni della storia dell¡¯automobilismo. Nell¡¯abitacolo Ayrton si era portato una bandiera austriaca. Voleva sventolarla se avesse vinto, o forse anche solo se fosse arrivato sul podio. Per commemorare il povero Ratzenberger. Di cui ha avuto lo stesso destino.
Comincia l¡¯era Schumacher
¡ª ?Quel giorno per¨° ¨¨ successa un¡¯altra cosa che, di fronte all¡¯enormit¨¤ del destino piombato sulla pista, ¨¨ passata in second¡¯ordine: ha vinto Michael Schumacher. Non era la sua prima vittoria, questo no. Era la terza su tre gare di quel 1994 in cui poi si ¨¨ preso il primo dei suoi sette titoli. Ma a ben vedere ¨¨ stato un passaggio di consegne. Serviranno un po¡¯ di tentativi a vuoto, a Schumi, prima di instaurare la sua supremazia. Per esempio un errore alla Piratella nel 1995 e una partenza balorda dalla pole nel 1996 (gi¨¤ in Ferrari) , per altrettante vittoria andate a Damon Hill. E poi un¡¯altra occasione non sfruttata nel 1997, quando il poleman e favorito Jacques Villeneuve si ritira, ma Schumacher ¨¨ beffato da Heinz-Harald Frentzen, alla prima vittoria in carriera. E ancora nel 1998 non c¡¯¨¨ niente da fare contro David Coulthard e la sua McLaren che partono e arrivano in testa.
Sempre e solo Schumacher
¡ª ?Ma poi comincia il monologo: sempre e solo Schumacher. Per sei anni di fila. Anche se in uno, nel 2001, non lo Schumacher che avrebbero voluto i ferraristi. Vince Ralf, sulla Williams (con Michael ritirato). Resta per¨° memorabile il trionfo del 1999, con Mika Hakkinen che va lungo alla Rivazza, Schumi che uccella Coulthard al cambio gomme e va a vincere. Alla Ferrari non capitava a Imola da 16 anni. Tifosi ampiamente risarciti dalla saga del tedesco, dunque. Con la doppietta del 2002, primo Schumi, secondo Barrichello. Spesso con strategia e soste calibrate al meglio per beffare negli anni gli uomini della McLaren o, nel 2004, Jenson Button.
Gli ultimi balli di Imola
¡ª ?C¡¯¨¨ stato tempo ancora per veder vincere Fernando Alonso, che ha beneficiato del ritiro di Kimi Raikkonen, nel 2005 e alla fine dell¡¯anno ha anche conquistato il Mondiale con la Renault. E poi per l¡¯ultima corsa, giustamente vinta da Schumacher: anno 2006, ancora con il suo marchio di fabbrica a Imola, la strategia delle soste azzeccata con cui ha superato Alonso. Ed ¨¨ finita l¨¬.
Aspettando Lewis...
¡ª ?Per 14 anni Imola ¨¨ rimasta in silenzio. E adesso all¡¯improvviso un virus e un conseguente calendario pazzo promettono di riaccendere i motori e l¡¯euforia. Come l¡¯ultima volta c¡¯¨¨ ancora Kimi che corre. Tutto il resto ¨¨ un altro mondo. In cui sar¨¤ un¡¯emozione vedere quel che sapr¨¤ inventarsi Lewis Hamilton la prima volta che passer¨¤ dal Tamburello.
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