Arrivato da Maestro, Eriksen ora rischia una fine da Bergkamp. Serve una svolta
“Io dicevo: andiamo, facciamo una bella partita. Nello spogliatoio mi rispondevano: puntiamo a un buon risultato”. Dennis Bergkamp a fine carriera nell’autobiografia prov¨° a spiegare i motivi del suo periodo difficile all’Inter raccontando anche questo “shock culturale”. Arrivava dall’ambiente gioioso, creativo, giovane e rilassato dell’Ajax, si ritrov¨° in un contesto “con un’atmosfera noiosa di lavoro”, finalizzato solo al risultato, che peraltro faticava ad arrivare.
Oggi le situazioni sono diverse, ma un’eco di quello “scontro di mondi” si ritrova nella spiegazione di Antonio Conte dell’inserimento (o non-inserimento) di Eriksen: “Qui in Italia ti chiedono molto, specie se arrivi con le trombe. In Inghilterra la situazione ¨¨ pi¨´ tranquilla, pi¨´ enjoy”. Il parallelo con l’olandese pu¨° far venire i brividi ai tifosi nerazzurri dalla memoria pi¨´ lunga, ma non si basa solo sulle radici “ajacidi” dei due giocatori e su quell’aspetto un po’ algido che accomuna Dennis e Christian.
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Analogie
¡ªSe Berkgamp prima di diventare “l’olandese non-volante” fu anche il “Maestro”, Eriksen ¨¨ stato presentato come un maestro d’orchestra alla Scala (le “trombe” di Conte). Oggi come allora ai due talenti viene imputato un deficit di cattiveria, di “garra” e in fondo anche di personalit¨¤. Entrambi hanno trovato un modulo di gioco non concepito per ospitarli (Bergkamp agiva da centrocampista avanzato nel rombo del 3-4-3 di Van Gaal, Bagnoli lo spost¨° seconda punta). Tutti e due all’impatto col calcio italiano hanno conosciuto marcature a uomo (con le differenze di epoche diverse) poco abituali in altri campionati. Bergkamp si sarebbe poi affermato in modo clamoroso in Inghilterra all’Arsenal, Eriksen ¨¨ arrivato a Milano dopo essere stato per anni una star in Premier. L’olandese rest¨° a Milano due stagioni, contribuendo nella prima con otto gol alla conquista di una Coppa Uefa: al termine della seconda chiese di essere ceduto e fu accontentato da un Moratti fresco di acquisto del club.
Il futuro di Chris
¡ªPer Eriksen non ¨¨ ancora il momento di pensare a un futuro altrove: in fondo i mesi di ambientamento reali (al netto dello stop per il lockdown) sono pochi, il club ¨¨ convinto delle sue qualit¨¤ e del fatto che il tecnico trover¨¤ un modo per impiegarlo e farlo rendere con costanza. Anche se gli ultimi segnali non sono positivi: Conte ha cambiato l’assetto della sua squadra per trovargli una collocazione convincente, lo ha schierato con costanza alla ripresa per poi rimandarlo, sostituendolo con Borja Valero in tre delle ultime quattro. Una bocciatura tanto pi¨´ pesante in quanto il tecnico ha sottolineato con le scelte e poi a parole che non ¨¨ una questione tattica, ma di “continuit¨¤ di cattiveria”. Da quella non si prescinde, nella filosofia del gruppo contiano. Eriksen deve trovarla (gi¨¤ da Ferrara dove sar¨¤ titolare) se non vuole ripercorrere le orme italiane di chi, 27 anni fa, fu quasi universalmente considerato un lusso non sostenibile. L’Inter vorr¨¤ valutarlo almeno tutta un’altra stagione, ma pu¨° diventare lunga, se da protagonista ti ritrovi non capito e riserva. Per ora lo raccontano convinto della scelta milanese e della “Scala del calcio”: altrimenti, come direbbe Conte, si faranno valutazioni.
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