Il difensore vuole fare la differenza: "Questa Nazionale ha tanti giovani, dobbiamo essere tutti uniti per farla tornare dove merita". E sui bianconeri: "Ho gi¨¤ capito qual ¨¨ la loro mentalit¨¤ e quanto ¨¨ forte la loro voglia di continuare a vincere"
Dall’Atalanta alla Juve, passando per la Nazionale. Mattia Caldara racconta i suoi giorni caldi, quasi arrossisce di fronte ad un paragone con Gaetano Scirea e racconta le differenze fra il suo ormai ex allenatore, Gian Piero Gasperini, e il suo nuovo c.t., Roberto Mancini.
A che punto ritiene sia arrivata la sua maturazione?
"All’Atalanta sono stati anni importanti: all’inizio facevo fatica a giocare, il livello rispetto alla Serie B era molto diverso, dovevo capire i metodi di Gasperini. Poi un anno e mezzo fa ¨¨ arrivata l’offerta della Juve, ma la scelta di continuare a giocare nell’Atalanta ¨¨ stata positiva: giocare ha aiutato la mia crescita fisica e tecnica".
E’ il momento giusto per andare alla Juve?
"Era il momento di fare questo passo: spero di essere pronto. Di sicuro non avr¨° tempo di sbagliare".
Ha detto che leggere molto la aiuta anche nel calcio.
"Leggere aiuta la concentrazione, che per un difensore ¨¨ tutto. Se giochi una grande partita ma fai un errore al 90’, resta una macchia. A settembre inizier¨° anche l’ universit¨¤ di economia: ¨¨ un motivo di orgoglio, spero di conciliare studio e calcio".
L’importanza di aver giocato in Europa con l’Atalanta.
"Serve: a differenza che in Italia, dove esistono logiche tattiche ben definite, ci sono squadre che corrono sempre, un’intensit¨¤ diversa, concetti di gioco diversi e dunque avversari diversi. Mi ¨¨ servito molto a livello fisico: le squadre straniere se al 70’ perdono due o tre a zero provano a recuperare, a costo di perdere 5-0. Per dare di pi¨´ corrono molto, mentre in Italia se sei sotto di tre gol pensi a non prenderne altri".
Le differenze principali fra Gasperini e Mancini.
"Ce ne sono e dovr¨° imparare velocemente. Difendere a tre o a quattro fa differenza sia in fase di possesso che di non possesso palla. Mancini chiede molta presenza in zona palla, ci vuole stretti e corti e molto aggressivi".
Sessantacinque anni fa nasceva Scirea, che ha giocato difensore centrale nell’Atalanta, nella Juve e in Nazionale: quante similitudini...
"Lui ¨¨ stato un mostro sacro, non c’¨¨ da fare neanche il paragone: giocatore di un’altra categoria. Io spero di fare bene alla Juve e un gradino dopo l’altro arrivare sempre pi¨´ su. Sono orgoglioso di quello che sto facendo: da piccolo non ero mai stato giudicato un futuro campione certo, la mia mentalit¨¤ ¨¨ stata sempre migliorare ogni giorno".
Si sente in po’ il simbolo del travaso dall’Under 21 alla Nazionale?
"L’Europeo giocato con l’Under 21 ¨¨ stato importante. Molti che hanno giocato con me quell’Europeo oggi sono qui e diversi altri Under 21 sono arrivati in Nazionale. Questa Italia ha molti giovani: non meritavamo di restare fuori dal Mondiale, dobbiamo essere tutti uniti per farla tornare dove merita".
Trova pi¨´ affascinate la sfida di risollevare la Nazionale o di trovare posto nella Juve?
"Non c’¨¨ differenza: da entrambe le parti c’¨¨ gente che ha fatto la storia della Nazionale e del club".
Rugani nella Juve non ha trovato finora lo spazio che sperava di avere: un esempio che la preoccupa?
"Daniele anche quest’anno ha trovato il suo spazio. Non ¨¨ facile giocare in un top club: un conto ¨¨ giocare nell’Empoli o nell’Atalanta e un conto alla Juve. All’inizio sar¨¤ dura, ma sono pronto: mi metter¨° a disposizione e cercher¨° di cogliere tutte le occasioni. Parler¨° con Daniele per avere qualche informazione, ma ho gi¨¤ capito qual ¨¨ la loro mentalit¨¤ e quanto ¨¨ forte la loro voglia di vincere e di continuare a vincere".
Cosa pu¨° garantire alla Juve?
"La voglia di imparare il prima possibile da chi ha fatto la storia della Juve e della Nazionale. Anche quando sono arrivato all’Atalanta avevo davanti gente molto forte e ho imparato tanto".
Il cacio italiano ha l’esigenza di recuperare certo fondamentali dei suoi difensori, tipo marcature a uomo, uno contro uno?
"Gasperini chiede marcature praticamente a uomo, qui si ragiona di pi¨´ a uomo e si guarda pi¨´ al reparto. Sono due cose conciliare: ragionare di reparto ¨¨ giusto, ma se arriva il momento di uscire si esce, altrimenti la palla non si recupera mai".
E’ un dispiacere non poter giocare con Buffon?
"Giocare con una leggenda ¨¨ un piacere per tutti: sappiamo com’¨¨ andata, ha dato tanto al calcio italiano e alla Juve".
Se dovesse esserci un altro rigore lo batterebbe ancora?
"No, mi sa di no...".
Andrea Elefante
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